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STORIA

L'affascinante storia calcistica del San Giovanni Rotondo


 ... a cura di Gino Ripoli

 

  

Cominciamo con il raccontarvi come è nata l'A.C. San Giovanni Rotondo.

Erano gli anni '50, precisamente il 1952, ma prima vi racconto che già nel 1951, una selezione del calcio sangiovannese, guidata da mio padre, Ripoli Antonio, oggi defunto, partecipò alla Coppa    Garganica organizzata dall'A.C. Vieste. Mio padre riunì vecchi giocatori e nuovi talenti da alcune squadrette del paese e, con l'aiuto di altri conoscenti del calcio, iscrisse la squadra al torneo, comportandosi dignitosamente e facendo rinascere negli ambienti locali la passione per il calcio. Ma ritorniamo a parlare della nascita ufficiale della squadra di calcio che avvenne come dicevo prima nel 1952. L'Amministrazione comunale affidò al consigliere, Dott. Filippo Mondelli, l'incarico di reggere la società nascente e lui, appassionato sportivo, subito accettò iscrivendo la squadra al campionato di Terza Divisione Pugliese e poi, dopo essersi consultato con noti conoscitori di calcio, iniziò la sua campagna acquisti affidando la squadra ad un certo Trovatore, allenatore-giocatore, poi, con un colpo geniale, compra un giovane portiere, Salvatore Leone, che con il passare degli anni si confermò un grande acquisto, tanto da essere considerato ancora oggi il più grande portiere locale. Poi dal Manfredonia ricevette giovani di grandi speranze: Troisi, Fatone, Imbroscia e Balzano. Quindi furono scelti tutti i migliori ragazzi locali tra i quali spiccavano nomi di esperienza e dal futuro roseo e tra i tanti spiccava MISCIO, che io considero uno dei più grandi calciatori della storia locale, al quale facevano da contorno nomi come: Marcucci, Longo, Placentino, De Bonis, Scarale, Pazienza, Ripoli ed altri. Nacque così l'A.C. San Giovanni Rotondo, con alla testa un grande ed appassionato presidente, fermo ed oculato nei suoi movimenti.

 

Anni '30 - '40

  

 

Già negli anni ’30 e ’40 si correva dietro ad un pallone.

Negli anni ’30 e ’40, in paese, specie tra i giovani, non vi era l’entusiasmo di ora,  poiché gli stessi erano costretti  a cercare lavoro per poter aiutare i loro genitori, perché, come ben sappiamo e specie al sud, la miseria predominava. Nel 1937 un gruppo di giovani dette inizio ad una famosa squadra, che con il passare degli anni venne denominata: “la squadra del secondo tempo”. Codesto nomignolo gli venne attribuito per la grande facilità di sovvertire qualsiasi risultato del primo tempo alla ripresa del gioco; questi baldi giovani non avevano un allenatore  e presidente che li guidavano, ma si ritrovavano tra di loro, ed il capitano D’Apolito Emanuele, il quale fungeva anche da allenatore, si è dimostrato una delle più belle realtà del calcio locale, anche perché era appena diciassettenne, e vederlo giocare era un grande piacere. Ma il fato troncò la sua gioventù il giorno prima del suo matrimonio morendo in Albania. Stessa sorte ebbe un'altra stella del calcio sangiovannese: Biancofiore, morto nel rogo di Cassino l’8/12/1941. In questa spensierata formazione c’era anche il mio compianto papà, e proprio lui, fino alla morte considerava il più grande giocatore del calcio sangiovannese il grandissimo Cassano Giovanni. Infatti, numerose sono le testimonianze di grande giocatore raccolte sul suo conto, i difensori lo vedevano scomparire in un batter d’occhio e neanche i falli riuscivano a fermarlo. La sua velocità e la sua tenacia tecnica era una cosa di rara bellezza. Insieme al giovane Caiani, formavano una coppia che faceva tremare difese e portieri. Nel periodo bellico, poi, la squadra si sgretolò, perché i giovani furono chiamati a difendere la patria, ma i pochi superstiti non cessarono l’attività, anzi, trovarono altri giovani di sicuro avvenire e continuarono a confrontarsi con qualsiasi avversario anche dopo la fine della guerra; tra i giovani vi erano ragazzi molto bravi. Primeggiava  l’estro di Massa Alberto, ma anche gli altri si sono dati un gran da fare.

 

A.C. San Giovanni Rotondo  23-02-1955

  

 

Il calcio sangiovannese negli anni ’50 – ’60.

Sotto la guida del suo primo Presidente,  dott. Filippo Mondelli, si dette inizio ad un ciclo luminoso del nostro calcio, ciclo in cui cominciarono a spuntare nuove stelle; oltre al già nominato Miscio (calciatore di potenza e classe), possiamo nominare il giovane portiere Salvatore Leone, che col passare degli anni, si rivelò il più grande portiere della nostra storia. E proprio questo ragazzino, il Presidente, lo strappò alla squadra juniores, cominciando quel lavoro che fece emergere tanti giocatori nel firmamento calcistico sangiovannese.Il Presidente era un uomo che non perdeva una partita della sua squadra. Seguiva tutti gli incontri, tra cui le trasferte impossibili, nei derby infuocati a San Marco in Lamis, San Severo e Monte Sant’Angelo. Famosissimo fu lo spareggio del campionato di II Divisione, per la promozione nella I Divisione, giocato tra le squadre del San Giovanni Rotondo e del San Severo, che al termine del torneo si trovarono appaiate al primo posto in classifica, nell’annata 1955-56. La Lega, allora, decise di far disputare lo spareggio in due gare: la prima al Miramare di Manfredonia e la seconda al comunale di Torremaggiore.Il San Severo vinse la prima gara con il risultato di 1 a 0, mentre la seconda finì in parità. Ma la federazione, nonostante i risultati a favore del San Severo, decise di ripescare anche il San Giovanni Rotondo, e questa si può definire la prima soddisfazione della gestione Mondelli. La formazione del San Giovanni Rotondo negli spareggi fu la seguente: Leone, Troisi, Fatone, Imbrioscia, Balzamo, De Bonis, Placentino, D’Ottavio, Trovatore, Miscio, Marcucci. L’anno successivo, al dott. Mondelli, subentrò il dott. Gennaro Giuliani, ora defunto, che non mancò di dare soddisfazioni ai tifosi. Infatti, il San Giovanni Rotondo continuò ad essere grande protagonista.

  

 

 

A.C. San Giovanni Rotondo: l’era del dott. Giuseppe Sala.

Dopo il periodo in cui, ad avere la presidenza del San Giovanni Rotondo ci fu il dott. Giuliani, prendeva le redini della società il dott. Giuseppe Sala, compianto sindaco della nostra città ed illustre cardiologo. Il presidente, durante la sua gestione, ebbe tecnici di grande valore come Ronghini, De Sanctis ed altri, ma la cosa più bella, durante tutta la sua presidenza, fu che la squadra non solo cambiò rotta, ma iniziò a pescare nel vivaio locale ed i frutti subito si videro. Infatti, dal vivaio si affermarono nuovi giovani campioni come Cassano, Centra, Di Iorio, Lombardi I, Lombardi II, Gorgoglione e molti altri che, legati ai “vecchi leoni”, dimostrarono di essere ben degni di lottare contro blasonate squadre come Andria, Barletta, Manfredonia ed altre società dal glorioso passato calcistico. La gente di San Giovanni Rotondo si appassionava molto e seguiva i suoi ragazzi in massa, anche nelle trasferte più insidiose, a rischio di stare fuori di casa intere giornate. I giovani crescevano, ricordo le meravigliose punizioni bomba di Michele Cassano, la grinta di Giovanni Di Iorio e l’abnegazione di tutti gli altri, e già dietro di loro, spuntavano nomi illustri di nuovi campioncini che un futuro scriveranno le pagine più belle del calcio sangiovannese, tra i quali ricordo benissimo Ripoli e Placentino. Il presidente Sala si dimise nell’annata ’63 – ’64, ma ancora oggi, salito al cielo, tutti lo ricordano per la sua grande calma e sapienza nel reggere non solo la squadra ma anche l’intero paese, cosa che solo un uomo dalla sua grande personalità e saggezza poteva fare.

  

 

 

Domenico Petruccelli: “Il Barone”.

Domenico Petruccelli, detto “il Barone” perché figlio diretto di stirpe regale, amava ed ama il calcio, e non lesinava risparmi dando carta bianca ai suoi collaboratori. Voleva sempre armonia nella squadra e trovò in Stefano Ercolino l’uomo al quale cedere la presidenza e con il quale dividere gioie e dolori durante il periodo della sua gestione. Don Mimì era un uomo calmo e cercava di accontentare tutti, ma era orgoglioso della sua squadra, voleva che ognuno facesse bene il proprio dovere, non amava la violenza, amava la sua creatura ed ogni anno cercava sempre nuove soluzioni per raggiungere la meta prefissa. Voleva vincere con lealtà, la sua figura è rimasta scolpita nel cuore dei sangiovannesi non solo nell’ambito sportivo, ma anche in tutti gli altri ambienti. Generoso con tutti, lo garantisce chiunque lo ha conosciuto, Don Mimì ancora oggi, tutte le volte che lo intravedo, con garbo e degno della sua gentilezza, mi chiede sempre come vanno le sorti della nostra squadra, e noto che appena sente una bella notizia gli brillano gli occhi di gioia, altrimenti lo vedo depresso se apprende delle notizie negative. Negli anni ’62 – ’63, Don Mimì, d’accordo con i suoi collaboratori, affidò la squadra a mister De Santis, sangiovannese purosangue e profondo conoscitore di calcio, che con grande fermezza e passione diede nuova linfa alla squadra, formata in prevalenza da ragazzi del luogo. Infatti, capì che poteva contare su ragazzi di valore come ho ricordato in altre occasioni e tra questi spiccavano i nomi di Cassano, Di Iorio, Lombardi, Gorgoglione e molti altri che meriterebbero di essere citati al pari dei compagni sopra elencati. Il mister, pur avendo perduto un grande portiere come Leone, trovò in D’Amato e Biagini uomini affidabili, ed anche le perdite di uomini del passato come Miscio e Marcucci trovarono i loro degni sostituti nel duo difensivo Gorgoglione e Lombardi Michele, una coppia difficilmente superabile per la loro forza e tecnica che non dava scampo agli attaccanti avversari. Inoltre, il mister sapeva di poter contare su un Di Iorio immenso, vero baluardo del centrocampo, che non ammainava mai la bandiera. Poi contava su due ali poco appariscenti ma che creavano grattacapi alle difese avversarie ogni qualvolta entravano fra le loro maglie, e fornivano palloni d’oro agli attaccanti. Il primo era Giovanni Lombardi, pendolino di fascia destra, calmo e preciso, l’altro è Centra Giuseppe, veloce ed insidioso sotto rete. Inoltre, mister De Santis capì che, tra questi, la sua ciliegina sulla torta era Cassano, ragazzo dotato di grande tecnica, il suo rendimento risultava fondamentale, la sua visione di gioco immensa e le sue punizioni bomba o a foglia morta non lasciavano scampo ai portieri avversari. Ma purtroppo, anche lui aveva giornate atipiche, ed in quelle occasioni il mister si affidava sempre più alla grinta dei vari Gorgoglione e Di Iorio ed alla compattezza di tutta la squadra. In quegli anni è giusto ricordare che la squadra si faceva rispettare su tutti i campi, conquistando un ottimo terzo posto. Come anche negli anni successivi era sempre tra le protagoniste dei campionati, incutendo timore alle protagoniste dell’epoca, tra le quali primeggiavano le squadre di Andria, Barletta, Manfredonia e Cerignola. Questo creava nell’ambito della società, grande felicità. Ma l’uomo più contento era lui, Don Mimì detto “il Barone”, che vedeva premiato il suo sforzo e quello dei suoi collaboratori. Il suo vanto era la politica dei giovani del vivaio che curava con il suo tecnico. Con la sua calma e la sua saggezza i frutti fiorirono presto. Infatti, da dietro le quinte, cominciavano a battere i piedi numerosi giovani calciatori che tutti conoscono. Questi sono: Benito Ripoli, destinato a diventare uno, se non il più grande talento che il calcio sangiovannese in tutta la sua storia abbia mai espresso; Antonio Placentino, grande giocatore dalla tecnica sopraffine; Saverio Palladino, piccolo grande campione che tutti ricordano con affetto; Fausto Corzani, grintoso e grande soprattutto per le sue bombe e bordate, e tanti altri che non sono stati da meno  ma che, per poterli elencare ci vorrebbe un libro intero. Questo miracolo calcistico avvenne nei primi anni di lavoro di Don Mimì che, grazie alla collaborazione dei diversi tecnici che si sono avvicendati sulla panchina e al lavoro degli altri collaboratori, hanno scritto questo periodo della nostra grande storia calcistica.

  

 

 

Il distacco di Domenico Petruccelli.

Nella seconda frazione della sua gestione, Don Mimì, venne affiancato alla guida del San Giovanni Rotondo da Stefano Ercolino, fino al giorno in cui, lo stesso, si distaccò dalla società fondando una seconda squadra a cui diede il nome di Sangiovannese. Anche durante la gestione Petruccelli – Ercolino, la squadra diede molte soddisfazioni ai dirigenti, ai tecnici ed ai tifosi. In questo periodo, oltre ai già citati Cassano, Di Iorio, Ripoli e Placentino, scalpitavano fior di giocatori come Scaramuzzi, Russo, Di Maggio e molti altri, che, guidati da una grande società, onoravano la loro presenza in campo. Una delle nostre stelle che, unitamente a Placentino e Corzani, si mise in mostra sin dalla giovane età, convocato numerose volte nella rappresentativa Pugliese, fu Benito Ripoli. Grande “sponsor” di Ripoli fu un allenatore che in quegli anni era considerato uno dei più preparati nel settore: Paciello. Infatti, codesto allenatore, la prima volta che lo vide giocare, rimase incantato e subito fece richiesta al suo presidente (Paciello allenava il Cerignola) affinchè acquistasse quel giovanotto che sarebbe  poi diventato uno dei perni indispensabili della sua squadra, e così, dopo un colloquio con i dirigenti del San Giovanni Rotondo, Benito Ripoli viene acquistato dal Cerignola e li vi rimarrà per circa dieci anni, segnando un epoca di storia del club ofantino, dove ancora oggi ricordano le sue gesta. Dopo Cerignola, Ripoli militò nel Fasano, poi Manfredonia, ancora San Giovanni Rotondo e dopo una breve parentesi a Canosa, ritornò definitivamente nel suo paese natio per chiudere la sua grande carriera calcistica, per iniziare poi quella da allenatore che in egual modo gli riserverà grandi soddisfazioni. Tornado a parlare della gestione del “Barone”, credo che questo è stato uno dei periodi più significativi della nostra storia calcistica, dove i tifosi amavano la propria squadra ed accorrevano in massa al vecchio campo sportivo “Tonino Massa” di via Palestro, mentre il nuovo era in fase di costruzione. Come già detto, i tifosi amavano la squadra tanto da organizzare i pullman per poter sostenere i propri beniamini anche in trasferta. Poi, nel 1973-1974, Don Mimì fondò una nuova società distaccata che , come già anticipato, la chiamò Sangiovannese, mentre al timone dell’A. C. San Giovanni Rotondo rimase Ercolino, ed ognuna delle due squadre, all’inizio, puntò sulla politica dei giovani. L’A. C. San Giovanni Rotondo venne affidata alle cure di mister Lacci, e quell’anno entrambe le squadre giocavano al vecchio “Tonino Massa” di via Palestro. Solo l’anno successivo verrà demolito per consentire la costruzione di un nuovo edificio scolastico, mentre erano in corso i lavori per il nuovo stadio in Viale della Gioventù, ed infatti, nel 1974-1975, le due squadre sangiovannesi dovettero emigrare per disputare le gare casalinghe allo stadio Miramare di Manfredonia. Sotto la guida di Lacci, il San Giovanni Rotondo attrezzò una squadra per puntare alla vittoria finale. Infatti, vennero acquistati giocatori di primo piano come Castriotta, Armiento, Santoro, e il grande La Nave, perno difensivo dalle grandi doti atletiche. Inoltre, furono acquistati giovani dal grande avvenire come Pastore, Capriati ed altri, ai quali si aggiunsero i giovani locali, tra cui cominciava a splendere la stella di Dino Patrone, grande attaccante, infallibile sia con i colpi di testa che con i piedi. Ma, purtroppo, rispetto agli obbiettivi primari della società, le cose non andarono bene, ed a farne le spese al termine del girone di andata fu mister Lacci, che poi verrà richiamato dopo  altre sei giornate, mentre la società pensava già al campionato successivo. Infatti, l’anno succevviso, dopo 5 mesi di campionato, il San Giovanni Rotondo cambiava padrone .

  

 

 

Michele Lecce

La gestione Michele Lecce. Gli anni della “GIMPAC”.

Nel corso della stagione 1975-1976 il San Giovanni Rotondo veniva ceduto al signor Lecce Michele, costruttore, impresario e padrone della società GIMPAC. Michele Lecce, uomo serio e pacato, ex autista della SITA, con i suoi collaboratori, tra i quali spiccava suo cognato, Raffaele Lombardi, appena impugnata la presidenza, comprese che per far rinascere l’amore per il calcio nel nostro paese, bisognava attrezzare una buona squadra e, negli anni della sua gestione cercò di fare ogni anno sempre meglio rispetto al precedente. Incominciò a rinforzare la squadra con grandi allenatori e giocatori, che, oltre ad essere attratti dalla nostra cittadina, erano attratti dall’uomo, che in poco tempo fece rinascere quello che già si era visto negli anni ’50, cioè l’amore per la propria squadra, così i tifosi cominciarono a ritornare al campo in massa. Negli anni della sua presidenza, con passione, seguì le vicende dei suoi ragazzi ed inoltre costruì la tribuna coperta del nuovo stadio, con i nuovi spogliatoi e tutto il resto. Michele Lecce seppe affrontare la sua vita con fermezza e, aiutato da suo cognato Raffaele Lombardi, da semplice autista è diventata persona molto stimata in tutti glia ambienti, da quello sportivo a quello sociale. Nell’ambito sportivo non è mai stato dimenticato, amava troppo la squadra e cercava sempre di migliorarla come afferma il gran numero di tifosi che accorreva allo stadio. Possiamo quindi affermare che Michele Lecce è stato uno, se non il più grande presidente della storia dell’A. C. San Giovanni Rotondo. Durante la sua presidenza, sulla panchina si alternarono tecnici di grande valore tra i quali Lasalandra, Macripò, Paciello e molti altri che con la loro comprovata esperienza fecero in modo tale che il San Giovanni non fosse secondo a nessuno. Il presidente dava loro piena fiducia ed inoltre in quegli anni potevamo ammirare le gesta di grandi giocatori, sia locali che di paesi limitrofi tra i quali ricordiamo il portiere De Meo, lo stopper Granatiero, i difensori Damone e Zendoli, l’attaccante Cardini, insieme alle stelle sangiovannesi Patrone, Merla, Mangiacotti e molti altri. Una delle annate migliori del presidente Michele Lecce fu la stagione 1980-1981. Allora il San Giovanni Rotondo era in Prima Categoria ed aveva come allenatore Lasalandra. Vinse il campionato in maniera straordinaria: 1 sconfitta, 3 pareggi e tutte vittorie, segnando 72 gol e subendone 13. La formazione tipo era: Marcello, Cappucci, Zendoli, Ripoli, Granatiero, Merla, Russo, Capriati, Cardini, Delli Santi, Patrone.

 

 

  

 

La pagina nera del nostro calcio.

Dopo dieci anni  o più di trionfi e grandi soddisfazioni nel mondo del calcio, il presidente Michele Lecce con una decisione che rimase stralunati e insoddisfatti i suoi tifosi, decise di passare la mano; ma prima di andare via, egli, con signorilità, consegnò ai suoi successori, una società pulita e senza alcun debito, dimostrando ancora una volta la sua grande superiorità. La cordata che succedette al grande Michele Lecce, nacque nell’estate del 1986 ed era formata da gente affidabile. Infatti, essi dopo essersi riuniti elessero presidente Michele Fini, vice-presidente Rendina, segretario Domenico Piano, economo Mario Massa, direttore sportivo Raffaele Lombardi. I consiglieri erano Giovanni Miglionico, Matteo Malerba, il dott. Mario Giuliani (medico sociale), Michele Fania (massaggiatore). Sembrava una società affidabile ed infatti, dopo essersi riuniti, affidarono la panchina a Benito Ripoli, a cui misero a disposizione una rosa ricca e folta di buoni elementi, tra i quali spiccavano i vari Ciofi, Damone, Zendoli, Giovanni Merla, Mimmo, De Mori e tutti i grandi sangiovannesi, giovani e vecchie glorie come Mangiacotti. La squadra sembrava all’altezza ma, con il passare dei giorni, qualcosa cominciava a non funzionare, in special modo tra i ranghi della società, tanto che qualche membro del consiglio direttivo abbandonò la squadra prima che il campionato finisse. La squadra iniziò il campionato abbastanza bene, ma col passare delle giornate tutti capirono che le squadre rivale erano troppo forti ed infatti la squadra precipitò nei bassifondi della classifica, essendo molto vistosa la superiorità di squadroni come Cerignola, Noicattaro, Noci, Molfetta ed altre, tanto che al termine del campionato la nostra squadra sfiorò la retrocessione. La fine del campionato portò alla fine della gestione Fini, che portò all’assenteismo della tifoseria, la quale rimpiangeva la vecchia gestione di Michele Lecce e quindi, consapevoli del loro operato, il presidente Fini ed il suo direttivo si dimisero e fecero capire di essere pronti a passare la mano per il bene della squadra. Infatti, al presidente Fini subentrò Francesco Palladino, noto rivenditore di auto nel paese.

 

 

 

 

Francesco Palladino

La gestione Palladino, meglio conosciuto come “il Torinese”.

Come già anticipato, la nuova dirigenza che subentrò alla precedente, era guidata dall’imprenditore locale nel settore delle auto, Francesco Palladino. Fino alla fatidica retrocessione del 1992-1993, tenne in mano le redini della squadra. Orbene, il presidente Palladino, cercò di rimettere ordine nella squadra. Come allenatore venne chiamato il signor Placentino Antonio, ma purtroppo la squadra non riuscì a decollare, pur cambiando diversi allenatori tra i quali Lacci, La Torre, ed ogni anno il San Giovanni Rotondo si salvava per miracolo dalla retrocessione. Tra i diversi anni della gestione Palladino potrei ricordare la stagione 1991-1992 che, forse, è stata la migliore in assoluto. Allora la squadra, affidata nuovamente alle cure di Benito Ripoli, arrivò sesta alla fine del campionato, che vide vittorioso un sorprendente ma meritevole Vieste. Quell’anno la squadra fece bene non solo in campionato ma anche in Coppa, dove, dopo aver disputato la prima fase contro il Manfredonia ed il Monte Sant’Angelo, con un po’ di fatica eliminò quella che poi diverrà la futura vincitrice del campionato, il Vieste. Cedette solo al Corato, squadra che militava nel campionato di Eccellenza. L’ultimo anno della gestione Palladino, ossia il 1992-1993, fu un altro anno nero nella storia del San Giovanni Rotondo. Infatti, ci fu la retrocessione dal campionato di Promozione a quello di Prima Categoria e lo stesso Francesco Palladino dovette cedere la presidenza a colui che ancora oggi siede sul gradino più alto dell’A. C. San Giovanni Rotondo, ossia Giuseppe Cocomazzi.

 

 

Giuseppe Cocomazzi

 

L’A. C. San Giovanni Rotondo nelle mani di Giuseppe Cocomazzi.

Dopo la non esaltante gestione  del presidente Francesco Palladino, culminata con la retrocessione dal campionato di  Promozione a quello di Prima Categoria, ad ereditare la “patata bollente”, dimostrando grande coraggio è stato Giuseppe Cocomazzi, meglio conosciuto come “il Romano”, il quale, cercando di risistemare i danni provocati dalle precedenti gestioni, promise di riportare il più presto possibile l’A. C. San Giovanni Rotondo nel campionato di Promozione. Con calma, si mise alla ricerca di uomini giusti per raggiungere l’obbiettivo prefissato. Il presidente Cocomazzi, puntando su nuovi giovani emergenti, riuscì a raggiungere per ben due volte il secondo posto che, dopo uno spareggio, poteva permettere alla squadra di essere ripescata. Il primo anno le cose non andarono bene, mentre nel secondo, pur non avendo vinto gli spareggi, la squadra venne ripescata in Promozione. In quel campionato le cose non andarono per il verso giusto, anche se si mise in evidenza un grande attaccante di nome Giovanni Patrone, circondato dalla classe dei fratelli Cassano e del piccolo Cascavilla, il folletto amato da tutti anche se un po’ bizzoso, ed altri giovani, che formarono una squadra ben amalgamata e degna di essere seguita. Giovanni Patrone, l’ultimo grande bomber di razza della nostra storia, più possente rispetto a Dino (suo fratello), è stato un grande trascinatore, ottimo colpitore di testa grazie anche alla sua stazza fisica, che gli permetteva di inserirsi nelle difese avversarie rendendo loro la vita complicata. Sempre pronto ad aiutare i compagni della difesa quando erano in difficoltà, aveva nella disciplina in campo e l’attaccamento alla maglia, una delle sue doti migliori. Non a caso è stato sempre amato dai tifosi, che con le sue gesta si inebriavano e scandivano il suo nome a squarcia gola. Di quella squadra facevano parte anche i due figli del presidente Cocomazzi: Nicola Cocomazzi (portiere) e Roberto Cocomazzi (centrocampista), anch’egli grandi trascinatori. Giuseppe Cocomazzi, è stato ed  è ancora un presidente “tuttofare”. Infatti, per tanti anni, grazie soprattutto all’ aiuto dei suoi due grandi dirigenti, ma soprattutto amici fedeli Aldo Carone e Giovanni Impagliatelli, il presidente non si è mai tirato indietro di fronte a nulla, dal semplice fare l’assistente all’arbitro durante le gare ufficiali al preparare da mangiare ai giocatori.  Giovanni Impagliatelli, per tanti anni, proseguendo la collaborazione offerta dal padre Michele Impagliatelli, altro grande dirigente dell’A.C. San Giovanni Rotondo negli ultimi venti anni, ha mostrato grande attaccamento ai colori giallo/blu, onorando tra mille difficoltà gli impegni assunti ad inizio di ogni stagione con grande competenza. La sua attenzione era rivolta soprattutto verso i giovani ed è tutt’oggi un valido collaboratore in tal senso.  Nel 2006 il presidente Cocomazzi, dimostrando grande senso di apertura verso nuove leve che avevano a cuore le sorti dell’A.C. San Giovanni Rotondo, ha ceduto la presidenza al sig. Michele Antonio Lecce, figlio del grande presidente negli anni della “GIMPAC” Michele Lecce, ricoprendo la carica di vice presidente ma non facendo  comunque mancare in nessuna occasione la sua presenza in ogni ambito. Durante la sua breve esperienza alla guida della società (dal 2006 al 2008), Michele Antonio Lecce ebbe anche la fortuna di vincere il campionato di seconda categoria 2006/2007. Infatti, avendo scelto come allenatore Centra Michele, ed avendo allestito una rosa di giocatori molto valida per la categoria, l’A.C. San Giovanni Rotondo vinse il campionato, dopo un avvincente testa a testa con l’Ordona, solo dopo aver vinto lo spareggio svoltosi a Lucera. Le due squadre terminaro il campionato entrambe a quota 70 punti, distaccate di ben 14 punti dalla seconda classificata, il Lesina. Per decidere chi, tra l’Ordona e l’A.C. San Giovanni Rotondo avrebbe avuto il diritto di disputare il campionato di Prima Categoria nell’anno seguente, è stato necessario ricorrere ai calci di rigore. L’A.C. San Giovanni Rotondo ebbe la meglio sull’Ordona con il risultato finale di 5 a 3. L’anno seguente, con la conferma sulla panchina di mister Centra e con l’innesto di alcuni giocatori come Ciuffreda, Castriotta, Belluna, Borgia, La Torre ed altri, l’A.C. San Giovanni Rotondo disputò un buon campionato, classificandosi al settimo posto. Dalla stagione 2008/2009 torna a sedere sulla poltrona più importante dell’A.C. San Giovanni Rotondo il presidente Giuseppe Cocomazzi, anche se, come già accennato in precedenza, non ha cambiato le sue abitudini comportamentali all’interno della società, neanche durante la presidenza del sig. Michele Antonio Lecce. Purtroppo, sia nella stagione 2008/2009 che nella stagione 2009/2010, anche se il presidente Cocomazzi, grazie soprattutto all'impegno del direttore sportivo Cesare Ardò, mise a disposizione dei mister una rosa capace  per lo meno  di entrare  nei primi cinque posti utili per partecipare ai play off, l'A.C. San Giovanni Rotondo non è riuscita a centrare tale obbiettivo in entrambe le occasioni.     

 

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